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No allo spezzatino dei servizi per l’Arenile

Serve un programma e scelte serie

Il mare ritrovato nel 2024, a conclusione di anni di lavoro sul complesso problema del fiume Sarno- scarichi industriali, costruzione per molti tratti di nuove reti fognarie e collegamento del sistema fognario delle città agli impianti di depurazione realizzati tra mille difficoltà – richiedeva e richiede una programmazione impegnativa, la realizzazione di strutture e servizi che consentissero, dopo oltre 50 anni, di poter godere al meglio del mare, dell’arenile, di spazi negati. In tanti, non solo cittadini stabiesi, hanno colto che “il mare che ritornava a bagnare Castellammare” ridava speranza e nuove possibilità per il rilancio alla città.
Ha preso vita, dunque, un processo importante, che ci impegna a non abbassare l’attenzione sulla necessità di bloccare sversamenti abusivi, sulle condizioni degli impianti di depurazione e in particolare di quello presente sul nostro territorio – per il quale sembra emergano problemi di manutenzione e di funzionamento della maggioranza delle attuali vasche- al quale sarà allacciata a breve anche la città di Torre del Greco.
Per molte ragioni poi, bisognerà tornare e ridiscutere del piano spiagge approvato nei mesi scorsi, che non conteneva indicazioni chiare sul tratto di Pozzano, delle scelte da compire in vista della scadenza a fine 2026 delle concessioni per gli stabilimenti balneari; di cosa si pensa di fare, inoltre, per dopo la revoca degli affidamenti in concessione delle spiagge libere. La nuova opportunità di poter utilizzare il tratto di mare di Corso Garibaldi e Alcide De Gasperi -per quest’ultimo tratto era necessario anche maggiore tempestività nel mettere in campo interventi che consentissero in sicurezza di accedere al mare- richiedeva che per tempo si approntasse un piano organico e unitario, e conseguentemente un appalto per la gestione dei servizi necessari, per non ricorrere all’ultimo momento ad affidamenti spezzettati.
Sono atti (Determina 811), strutture modulari (Determina 931) e servizi igienici (Determina 929) quelli approvati che, anziché favorire la massima partecipazione, sembrano costruiti per restringere il campo, frammentando le competenze in compartimenti stagni che, nella realtà operativa dell’arenile, sono invece funzioni inscindibili di un unico servizio pubblico.
La norma vieta espressamente il frazionamento di un appalto volto a evitare l’applicazione delle soglie europee. Sommandone i valori, l’Amministrazione avrebbe avuto l’obbligo di bandire una procedura di rilievo comunitario, anche per più anni, garantendo così quel confronto concorrenziale che è l’unica vera garanzia di efficienza e risparmio per le casse pubbliche.
Dopo l’avvio nel 2024, nel 2025 abbiamo speso quasi 200 mila euro, oggi a distanza di due anni sborsiamo il doppio :400 mila euro.
Noi non siamo convinti che sia giusto questo modo di procedere, quanto è stato fatto non trova giustificazione neanche dal sorgere di una emergenza improvvisa: superata la stagione 2024, abbiamo improvvisato nel 2025 e improvvisiamo ancora anche nel 2026.Non è giusto. Senza una gara europea, l’Ente ha rinunciato a priori a ottenere prezzi migliori e servizi di qualità superiore per i cittadini, cristallizzando costi che appaiono gonfiati dalla mancanza di competizione.

Castellammare di Stabia il 30 aprile 2026

Base Popolare Democratici e Progressisti

COMUNICATO STAMPA

Arenile, spesa raddoppiata in due anni: “No allo spezzatino dei servizi, serve una programmazione seria”

A due anni dal ritorno alla balneabilità del mare di Castellammare di Stabia, il gruppo Base Popolare Democratici e Progressisti interviene sulla gestione dei servizi dell’arenile, denunciando un aumento significativo dei costi e l’assenza di una pianificazione organica.

Il recupero del mare nel 2024, frutto di un lungo lavoro sul sistema del fiume Sarno – tra interventi sugli scarichi industriali, nuove reti fognarie e collegamenti agli impianti di depurazione – ha rappresentato un passaggio cruciale per la città, restituendo ai cittadini e ai visitatori un bene negato per oltre cinquant’anni e aprendo nuove prospettive di rilancio.

Secondo il gruppo, questo risultato avrebbe richiesto una programmazione strutturata e interventi tempestivi per garantire servizi adeguati e sicuri lungo l’arenile. Al contrario, viene evidenziata una gestione frammentata, con affidamenti separati per salvataggio, strutture modulari e servizi igienici, ritenuti parte integrante di un unico servizio pubblico.

“Gli atti adottati – si legge nella nota – non favoriscono la partecipazione ma restringono il campo, suddividendo competenze che nella realtà operativa sono inscindibili. Questa scelta rischia di configurarsi anche come una violazione della normativa vigente sugli appalti pubblici”.

Nel mirino anche l’assenza di una gara europea: sommando i valori degli affidamenti, l’Amministrazione avrebbe potuto – e dovuto – attivare una procedura di rilievo comunitario, garantendo maggiore concorrenza, efficienza e risparmio.

Sul piano economico, i dati indicano un incremento rilevante della spesa: circa 200 mila euro nel 2025, che salgono a 400 mila euro nel 2026, per un totale di 600 mila euro in due anni.

“Non si tratta di un’emergenza improvvisa – prosegue il comunicato – ma di una gestione improvvisata: dopo il 2024, si è continuato senza una visione chiara anche nel 2025 e nel 2026. Senza una gara europea, l’Ente ha rinunciato a ottenere condizioni migliori e servizi di qualità superiore per i cittadini”.

Infine, viene sottolineata la necessità di riaprire il confronto sul piano spiagge, sulle concessioni in scadenza nel 2026 e sulla gestione delle spiagge libere, oltre a garantire interventi più rapidi per l’accesso in sicurezza al mare nei tratti di Corso Garibaldi e via Alcide De Gasperi.

“Serve un piano unitario e scelte serie – conclude la nota – per valorizzare davvero il ritorno del mare e trasformarlo in una concreta opportunità di sviluppo per Castellammare”.