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Cantiere unico SAD 2, Democratici e Progressisti: “Sospendere l’Iter e riaprire il confronto prima della gara”

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Otto anni di affidamento e un appalto da circa 131 milioni di euro richiedono trasparenza, dati verificabili e un confronto istituzionale completo

 La raccolta dei rifiuti e la pulizia della città rappresentano un indicatore essenziale della qualità della vita e dell’efficienza dell’amministrazione pubblica. A Castellammare di Stabia il servizio è da tempo al centro di criticità, contestazioni e iniziative istituzionali. Per questo, prima di assumere nuovi impegni per i prossimi otto anni, è necessario fare un bilancio documentato della gestione attuale e di quelle precedenti.  È questa la posizione di Democratici e Progressisti che dopo la nota del 12 settembre scorso chiede di riaprire il confronto sul progetto del Cantiere Unico SAD 2 tra Castellammare di Stabia e Torre Annunziata prima dell’avvio della gara

L’attuale appalto, affidato nel 2023 per un importo indicato in circa 53  milioni di euro per cinque anni, deve essere valutato sulla base dei risultati effettivamente conseguiti. Occorre verificare, attraverso la nota comunale del 21 gennaio, i report del direttore dell’esecuzione, i verbali di contestazione, le penali, le eventuali risposte del gestore e i dati ufficiali, le questioni relative alle percentuali di raccolta differenziata, alla qualità del servizio e alla realizzazione della sede operativa e legale a Castellammare.

Il confronto con la gestione vigente deve servire a comprendere se il nuovo progetto risolva realmente le criticità già rilevate o rischi di trasferirle nel futuro appalto. Da una prima lettura, emergerebbe che nei 5 anni il Comune e i cittadini dovrebbero farsi carco di un maggiore onere di 2 milioni che sale a oltre 3 milioni negli otto anni di durata dell’appalto. Tutto questo avverrebbe con minori servizi, vedi raccolta del vetro e dei cartoni per i commercianti, e con minore personale, 130 rispetto ai 146 del 2023. La prossimità della scadenza indicata nel 2028, quindi, non può comprimere i tempi necessari per una valutazione seria e trasparente.

Il progetto predisposto dall’Ente d’Ambito per un Cantiere Unico tra Castellammare di Stabia e Torre Annunziata prevede otto anni di affidamento, un valore cumulato dichiarato di circa 131 milioni di euro, 204 lavoratori e 96 automezzi (un’altra stranezza questa degli automezzi adesso a Castellammare sono 110 attualmente quelli in servizio, nel piano se ne propongono 96 per i due comuni)

Una scelta di questa portata non può essere percepita come una decisione calata dall’alto. È necessario ricostruire il percorso istituzionale che ha condotto alla definizione del SAD 2 e verificare quali iniziative siano state assunte negli anni 2023, 2024 e 2025 dal Comune, dall’ATO Napoli 3 e dall’EDA Napoli 3. Devono essere acquisiti gli atti relativi alle comunicazioni intercorse, alle eventuali proposte autonome formulate da Castellammare e agli indirizzi espressi dalla Commissione straordinaria.

L’eventuale mancata espressione di un indirizzo contrario non può essere considerata, senza esaminare gli atti, come prova di un’adesione consapevole e definitiva al modello del Cantiere Unico. La mancata discussione pubblica non determina automaticamente l’invalidità della procedura, ma rende necessario assicurare piena conoscibilità degli atti, tracciabilità delle decisioni e adeguato confronto tra gli enti coinvolti.

Dopo lo scioglimento del Comune di Castellammare di Stabia, trasparenza, controllo pubblico e chiarezza delle responsabilità assumono un rilievo ulteriore, anche in considerazione della storia di attenzione istituzionale che ha interessato la gestione dei rifiuti. Per questo si chiede di mettere a disposizione tutti i documenti che hanno portato alla definizione del Piano Industriale, il Capitolato, il PEF, le analisi delle alternative, il dimensionamento delle risorse e il cronoprogramma della gara.

La legge regionale Campania n. 14 del 2016, con le successive modifiche, organizza le funzioni in materia di rifiuti attraverso ATO e SAD e attribuisce all’Ente d’Ambito un ruolo centrale nell’organizzazione del servizio e nell’individuazione del gestore. Il quadro normativo consente di valutare, nei presupposti previsti dall’ordinamento, diverse forme di gestione, compresa quella pubblica o mediante società in house. Nessuna soluzione è automaticamente preferibile: la gara, il Cantiere Unico, la gestione pubblica e le altre alternative devono essere confrontate sulla base di costi, qualità, investimenti, capacità organizzativa, controlli e rischi per i Comuni e per gli utenti.

Siamo convinti che bisogna sospendere l’iter nella forma attuale, riaprire il confronto istituzionale e tecnico. L’obiettivo non è escludere preventivamente il modello del Cantiere Unico, ma assicurare che una gara di tale valore sia fondata su dati verificabili, prestazioni determinate, costi correttamente quantificati e adeguate garanzie per i Comuni, i lavoratori e gli utenti.

Castellammare di Stabia il 17 settembre 2026                                               Democratici e Progressisti

Segue Nota

NOTA

Costi, personale e qualità del servizio

Dall’esame del Piano Industriale, del Capitolato Speciale d’Appalto e del Piano Economico-Finanziario emergono aspetti che devono essere chiariti prima dell’avvio della gara.

Non risultano adeguatamente documentati il risparmio annuo dichiarato di circa 624 mila euro e quello di circa 240 mila euro attribuito alla riorganizzazione dei turni a Torre Annunziata. Devono essere pubblicati i prospetti di confronto tra gestione unitaria e appalti separati, con costi del personale, mezzi, strutture, riserve operative, servizi stagionali, impianti e spese comuni.

Il risparmio di 240 mila euro deve essere dimostrato attraverso il calcolo delle ore notturne e straordinarie eliminate, delle maggiorazioni, del costo del nuovo turno pomeridiano e degli effetti sulla qualità e sulla sicurezza del servizio.

Anche il dimensionamento del personale richiede una verifica. Il progetto indica 204 lavoratori, ma descrive circa 170 unità nel turno mattutino, 25 nel turno pomeridiano e 25 di riserva, per un totale apparente di 220 unità. Deve essere chiarito se la riserva sia compresa nei 204 addetti, se il conteggio riguardi lavoratori o unità equivalenti a tempo pieno e come siano garantiti ferie, riposi, malattie, infortuni, pronto intervento, servizi a chiamata, centri di raccolta, mercati, arenili ed eventi.

Per Castellammare deve essere motivata la differenza tra le 130 unità indicate nel nuovo Piano e il precedente riferimento sbagliato    a circa 190 addetti, al posto dei 146 indicati nel capitolato.   Per Torre Annunziata deve essere dimostrata la copertura delle 74 unità rispetto ai servizi pomeridiani, balneari, mercatali e di pronto intervento.

PEF, revisione prezzi e ricavi

Gli investimenti iniziali sono quantificati in circa 7,99 milioni di euro, mentre la quota di ammortamento annuale non appare coerente con un ammortamento lineare dell’intero investimento ed è indicata con importi differenti. Devono essere ricostruiti per categoria il piano degli investimenti, la vita utile dei beni, il valore residuo, gli investimenti sostitutivi, i costi di manutenzione e il regime proprietario delle dotazioni.

Anche l’IRR dichiarato del 34,3% deve essere accompagnato da un prospetto completo dei flussi di cassa, degli oneri finanziari, delle imposte, del capitale circolante, dei valori residui, dei ricavi CONAI, dei costi degli impianti e delle prestazioni escluse dal PEF.

La formula dell’articolo 31 del Capitolato è matematicamente interpretabile. Restano però da chiarire la sua natura, il rapporto tra indicizzazione ordinaria e revisione prezzi prevista dall’articolo 60 del D.Lgs. 36/2023, gli indici ISTAT utilizzati, i pesi del 64% e 36%, la soglia di attivazione e i conguagli in aumento e in diminuzione.

Devono essere definiti la titolarità, la rendicontazione e la destinazione dei ricavi CONAI, nonché i costi di trattamento e smaltimento posti a carico degli enti. Il minore costo dell’appalto può contribuire al contenimento della TARI, ma non determina automaticamente una riduzione della tariffa individuale.

Clausole contrattuali, lotto unico e infrastrutture

Devono essere riconsiderate le clausole relative alle penali, al cumulo delle sanzioni, alla garanzia definitiva e all’incameramento automatico della garanzia per eventuale personale eccedente. La presenza di personale aggiuntivo non dimostra, da sola, un inadempimento o un danno per l’ente: eventuali conseguenze economiche devono essere collegate a una violazione specifica, accertata in contraddittorio e proporzionata al pregiudizio.

La clausola sociale deve tutelare l’occupazione senza imporre automaticamente l’assorbimento integrale del personale uscente né comprimere l’autonomia organizzativa del gestore. Anche il blocco generale delle assunzioni amministrative dovrebbe essere sostituito da obblighi di servizio e di organico minimo.

La scelta del lotto unico deve essere motivata mediante un’analisi del mercato, degli effetti sulla concorrenza, della partecipazione delle imprese e delle alternative territoriali o funzionali. Devono essere individuati con precisione impianti, autorizzazioni, centri di raccolta, mezzi pubblici eventualmente concessi in uso, servizi aggiuntivi, prestazioni a chiamata e relativi prezzi o limiti quantitativi.

Devono inoltre essere resi noti gli eventuali incarichi affidati a soggetti esterni per la redazione del Piano, con indicazione di procedura, oggetto, compenso, copertura finanziaria, professionalità impiegate e prodotto consegnato. Il ricorso a consulenti non costituisce di per sé un’irregolarità, ma le modalità di formazione della documentazione devono essere verificabili.

Possibili conseguenze della prosecuzione senza correzioni

Se si decidesse di procedere senza completare le verifiche e correggere le incoerenze, potrebbero derivarne, in relazione alla concreta incidenza dei singoli profili:

•             impugnazioni del bando, del capitolato o degli atti di approvazione;

•             richieste cautelari di sospensione della gara o dell’aggiudicazione;

•             eventuale annullamento degli atti e necessità di rieditare la procedura;

•             offerte fondate su presupposti economici diversi e difficilmente comparabili;

•             contenziosi sulla sostenibilità delle offerte e sulla revisione del corrispettivo;

•             richieste del gestore di revisione, rinegoziazione o adeguamento economico;

•             maggiori costi per servizi aggiuntivi, impianti, trattamento e prestazioni non quantificate;

•             difficoltà nel subentro al gestore attuale e nella continuità del servizio;

•             applicazione controversa di penali e garanzie;

•             possibile riduzione della qualità del servizio nei periodi di maggiore pressione;

•             eventuali valutazioni di responsabilità amministrativo-contabile, solo ove siano accertati danno, condotta imputabile e nesso causale.

Tali conseguenze non sono automatiche. Rappresentano tuttavia rischi concreti in rapporto al valore dell’appalto e alle criticità rilevate.