La lettura della Deliberazione della Giunta Regionale della Campania n. 436 del 6 agosto 2026, relativa all’intervento denominato «Lotto III – Ascensore inclinato e parcheggio sul Monte Solaro a servizio della stazione di Castellammare Centro», evidenzia una serie di questioni che richiedono approfondimenti e chiarimenti prima che la proposta di variante al Piano Urbanistico Territoriale (PUT), L.R. n. 35/1987, venga sottoposta all’esame del Consiglio Regionale.
Dall’analisi degli atti emerge un quadro caratterizzato da possibili incongruenze procedurali, sovrapposizioni di competenze e aspetti progettuali non sufficientemente definiti, che meritano di essere chiariti nell’interesse pubblico e a tutela di un territorio particolarmente delicato sotto il profilo paesaggistico, ambientale e archeologico.
L’impressione è che, nonostante gli sforzi compiuti dalla Regione Campania, il percorso amministrativo seguito da EAV per l’intervento di Castellammare di Stabia presenti ancora elementi di confusione e incompletezza. Una richiesta di variante al PUT, motivata dal perseguimento dell’interesse pubblico, non può prescindere dalla chiarezza progettuale, dalla trasparenza delle procedure e dal rispetto delle competenze dei diversi soggetti istituzionali coinvolti.
- LA PATERNITÀ DEL PROGETTO: CHI HA PROGETTATO E CHI PROPONE L’INTERVENTO?
Nelle premesse della deliberazione si afferma che il progetto esecutivo del Lotto III sarebbe stato proposto dall’Amministrazione comunale di Castellammare di Stabia. Dagli atti relativi al procedimento emerge, tuttavia, che il Consiglio Comunale ha approvato la richiesta di variante al PUT riguardante il progetto presentato da EAV.
È quindi necessario chiarire quale sia l’effettiva origine della proposta progettuale, quali siano i rispettivi ruoli del Comune e di EAV e a chi competano le responsabilità delle diverse fasi di elaborazione e presentazione del progetto.
Per quale ragione EAV S.r.l., in qualità di soggetto attuatore e stazione appaltante, ha indetto la Conferenza di Servizi e predisposto, rielaborato e presentato un nuovo progetto di fattibilità tecnico-economica (PFTE), in sostituzione di quello precedente, successivamente stralciato?
Si tratta di passaggi che richiedono una ricostruzione puntuale, al fine di verificare la coerenza dell’iter amministrativo e la corretta attribuzione delle competenze tra gli enti coinvolti.
La questione assume particolare rilevanza perché l’intervento interessa un’area delicata anche sotto il profilo archeologico, nella quale ogni scelta progettuale deve essere adeguatamente motivata e sottoposta alle verifiche previste.
- GLI INCONTRI CON I PRIVATI E I SOGGETTI ESPROPRIANDI: QUALI PROPOSTE SONO STATE FORMULATE E IN QUALE SEDE?
Un ulteriore elemento che richiede trasparenza riguarda i rapporti con i soggetti privati interessati dall’intervento e, in particolare, con le ditte espropriande.
Dalla lettura del punto f.5 della deliberazione emergerebbero richieste e proposte avanzate da soggetti privati, tra cui la società Prominvest S.r.l.
Occorre chiarire quando si siano svolti gli incontri, in quale sede istituzionale o tecnica siano stati organizzati, quali soggetti vi abbiano partecipato e se ne esistano verbali, relazioni o altri atti formali.
La deliberazione, almeno per quanto emerge dalla documentazione esaminata, non consente di ricostruire compiutamente questi passaggi. Non è pertanto chiaro quale contenuto avessero le proposte progettuali alternative o integrative formulate dai privati, né in che modo siano state valutate nell’ambito del procedimento.
Particolarmente significativo è il richiamo all’intervento della Direzione Generale per il Governo del Territorio della Regione Campania che, con nota del 19 novembre 2025, avrebbe precisato che le opere che le ditte espropriande intendevano realizzare non potevano essere inserite nella procedura di variante al PUT in corso.
Questo passaggio solleva interrogativi sull’eventuale tentativo di integrare proposte di iniziativa privata in un procedimento urbanistico relativo a un’opera pubblica.
È dunque necessario chiarire quali interlocuzioni siano effettivamente avvenute, quali proposte siano state presentate e quali criteri abbiano guidato la loro valutazione, garantendo piena trasparenza e tracciabilità dell’azione amministrativa.
- PARCHEGGIO INTERRATO O A RASO? E DOVE SARÀ REALIZZATO ESATTAMENTE?
Un’altra criticità riguarda la natura e la localizzazione dell’infrastruttura prevista sul Monte Solaro.
L’oggetto della deliberazione e la descrizione dell’intervento, con riferimento all’Ambito 5, fanno esplicito riferimento a un «parcheggio interrato sul Monte Solaro». Tuttavia, nei pareri della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio (SABAP) vengono richiamate prescrizioni relative all’impiego di pavimentazioni permeabili e alla messa a dimora di essenze arboree autoctone, indicazioni che sembrano riferirsi anche alla sistemazione delle superfici esterne.
Tali prescrizioni non dimostrano, di per sé, che il parcheggio sia previsto a raso, ma rendono necessario chiarire in modo inequivocabile la configurazione complessiva dell’opera, le sue caratteristiche costruttive e il rapporto tra le strutture interrate e le sistemazioni superficiali.
A ciò si aggiunge la genericità del riferimento al Monte Solaro, area interessata dalle tutele previste dal PUT, comprese quelle relative alle Zone 1b e 2, secondo la localizzazione puntuale dell’intervento.
Perché non viene fornita, nella documentazione oggetto di esame, una rappresentazione immediatamente chiara e univoca della localizzazione dell’opera, con i relativi riferimenti catastali e urbanistici?
Come può essere valutata consapevolmente una variante urbanistica puntuale se non risultano adeguatamente esplicitati la precisa ubicazione dell’intervento, il suo ingombro, la tipologia costruttiva e le conseguenze sul territorio?
Sono informazioni essenziali per consentire agli organi competenti e al Consiglio Regionale di valutare pienamente la compatibilità dell’opera con il contesto paesaggistico e ambientale.
- IL QUADRO DEI PARERI E LA PROCEDURA DI VARIANTE AL PUT: SERVONO VALUTAZIONI CHIARE E COORDINATE
Anche il quadro dei pareri acquisiti nell’ambito del procedimento presenta aspetti che richiedono una ricostruzione organica.
- Il Comune di Castellammare di Stabia: il responsabile dell’attività di tutela paesaggistica avrebbe rinviato l’espressione del parere paesaggistico a una fase successiva all’approvazione della variante al PUT da parte del Consiglio Regionale.
- La Soprintendenza (SABAP): con nota del 12 febbraio 2026 avrebbe inizialmente escluso il parcheggio dal proprio parere per la mancanza di elementi sufficienti a contestualizzare l’intervento. Successivamente, con nota del 9 aprile 2026, avrebbe espresso un parere favorevole subordinato a prescrizioni da recepire nelle successive fasi progettuali.
- La Città Metropolitana: avrebbe dichiarato in più occasioni di non ravvisare i presupposti per esprimere un parere.
Alla luce di questi elementi, è necessario comprendere se il quadro autorizzativo sia sufficientemente definito e se tutte le valutazioni richieste siano state acquisite o debbano ancora essere completate.
Il rischio è che si proceda a una variante urbanistica senza un quadro sufficientemente coordinato delle valutazioni tecniche e paesaggistiche relative alla configurazione definitiva dell’intervento.
La tutela del paesaggio non può essere considerata un adempimento da rinviare o da affrontare soltanto nelle fasi successive. Deve costituire un elemento centrale della valutazione pubblica, soprattutto quando si interviene in un territorio sottoposto a specifici vincoli di tutela.
Per questo motivo, riteniamo indispensabile chiarire lo stato effettivo dei pareri, il loro contenuto, le eventuali prescrizioni ancora da recepire e le condizioni necessarie per procedere correttamente nell’iter di variante.
- IL CAMBIO DEI PROGETTISTI: QUALI MOTIVAZIONI, PROCEDURE E CONSEGUENZE?
In questa vicenda appare opportuno chiarire anche le ragioni e le modalità del cambio dei progettisti.
Dalla documentazione trasmessa nel 2020 risulterebbe che l’incarico relativo al progetto fosse stato affidato agli architetti Corvino e Multari.
È quindi legittimo chiedere quali motivazioni abbiano determinato il successivo avvicendamento, attraverso quali procedure sia stato disposto, quali siano state le valutazioni alla base della scelta e quali conseguenze abbia avuto sullo sviluppo progettuale, sui tempi e sui costi dell’intervento.
La ricostruzione di questi passaggi è indispensabile per valutare la continuità e la coerenza dell’azione amministrativa, nonché le ragioni delle modifiche intervenute nel corso del procedimento.
LA RICHIESTA: RIESAME DELLA DELIBERAZIONE DOPO IL RINVIO DEL PUNTO GIÀ ODG DELLO SCORSO C. REGIONALE
Alla luce delle criticità evidenziate, chiediamo alla Giunta Regionale della Campania di approfondire la Deliberazione n. 436 del 6 agosto 2026.
Riteniamo necessario che, prima di procedere, siano garantiti:
- la ricostruzione trasparente dell’iter progettuale e delle competenze dei soggetti coinvolti;
- la pubblicità e la tracciabilità delle interlocuzioni con i privati e con le ditte espropriande;
- la definizione puntuale della localizzazione e delle caratteristiche costruttive dell’opera;
- la ricognizione completa dei pareri acquisiti, delle prescrizioni formulate e degli eventuali adempimenti ancora necessari;
- la chiarificazione delle ragioni e delle procedure che hanno determinato il cambio dei progettisti.
Non siamo di fronte a questioni meramente formali. Si tratta di un intervento destinato a incidere su un’area di particolare delicatezza paesaggistica, ambientale e archeologica, per il quale è indispensabile garantire la massima trasparenza, la certezza delle procedure e la piena tutela dell’interesse pubblico.
“L’interesse pubblico non può essere invocato in sostituzione della chiarezza amministrativa, della completezza della documentazione e del rispetto delle procedure.”
Castellammare di Stabia, 9 ottobre 2026
Democratici e Progressisti


