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Chi siamo

Quando sappiamo, non possiamo più fare finta di non sapere. — Don Lorenzo Milani

Per capire, per decidere

Le varie sezioni del sito raccolgono una sintesi del lavoro fatto quasi ogni giorno a partire dai documenti del Comune, schede brevi tratte dalla relazione sull’attuazione del Programma di mandato del Sindaco 2005–2010, due lettere alla città a cui tengo molto e alcune slide su programmi e progetti. Partiamo subito con un tema delicato e attualissimo: la cartella dedicata alle Terme di Stabia e alle Sorgenti. L’obiettivo è semplice: fornire strumenti per andare oltre gli slogan, le frasi fatte “contro la politica”, le polemiche vuote. Chi ha più informazioni è anche più libero di giudicare e di riconoscere chi si limita a costruire carrozzoni elettorali con dieci (e più) liste, spesso sigle personali travestite da “civismo”, che finiscono per ostacolare l’ingresso in Consiglio comunale di competenze e energie nuove.

Ne parlo per esperienza diretta: governare una coalizione costruita su troppe liste è faticoso. Si può anche vincere, ma poi si governa male; le tensioni crescono fino a portare – com’è successo anche a Castellammare – allo scioglimento anticipato del Consiglio comunale. Mettere in fila documenti, processi avviati, tentativi riusciti e falliti serve proprio a questo: discutere con più cognizione di causa, maturare anche giudizi severi se necessario, senza perdere di vista il punto centrale – la città in cui viviamo, un luogo a cui siamo legati e che vogliamo provare, insieme, a migliorare.

IL NOSTRO IMPEGNO PER LA CITTÀ

 

La discussione sulla nostra città, sulle sue prospettive, sulle soluzioni da scegliere non è mai stata semplice, a volte è vissuta dentro scontri e contrapposizioni politiche, in altri momenti è stata segnata dalle emergenze sociali, dalla crisi delle attività produttive, dal peso soffocante, ramificato e violento della camorra. Castellammare di Stabia è chiamata, ancora una volta, a superare una prova difficile, per il sommarsi di problemi, di circostanze ed eventi negativi che rischiano di costituire un peso talmente forte da apparire difficile da sorreggere. Le Terme in vendita, la Meb chiusa, l’ospedale San Leonardo – nonostante l’impegno e la qualità di chi vi opera – in grande affanno, le strutture abbandonate, le condizioni precarie di alcuni quartieri e la mancanza di servizi adeguati, segnano in modo fortemente negativo questo momento. Senza contare che, come in tante altre realtà del Mezzogiorno, è tangibile il malessere sociale per il crescere delle situazioni di bisogno e per il persistere della mancanza di lavoro per i giovani. Lo scioglimento per infiltrazioni camorristiche risalente ad 8 mesi fa ha però reso ancora più pesante il cammino della nostra città, segnando uno spartiacque che ha aperto un’altra fase e che detta tempi stretti per restituire a Castellammare la dignità e la forza che ha sempre saputo esprimere in innumerevoli campi: dal mondo del lavoro a quello delle professioni, dallo sport, al teatro alla cultura con i suoi giovani che in questi campi spesso ne sono diventati protagonisti. Anche per questo la città, senza abbandonarsi a stupidi campanilismi, va difesa dalle semplificazioni, dal tentativo di liquidare tutto come sfascio e abbandono.
Sulle ragioni dello scioglimento – credo nelle prossime settimane – nelle sedi deputate si valuteranno i ricorsi presentati e i pronunciamenti contribuiranno a rendere più chiaro e sereno lo stesso confronto politico su temi così delicati. Se è vero che non sempre le valutazioni contenute nelle relazioni dei commissari sono condivisibili – e a me è capitato di non condividerle – ho però sempre pensato, dichiarato, scritto nel 2009 e nel 2010, che è sbagliato considerare “la Commissione di indagine” come un atto punitivo nei confronti del sindaco e del Consiglio comunale. É piuttosto, uno strumento che aiuta a fare chiarezza, ad apportare correzioni, a interrompere – quanto se ne accerta l’esistenza e la fondatezza – il malaffare e i condizionamenti da parte della criminalità organizzata. E dunque difendere la città, deve anche sostanziarsi attraverso un impegno di tutte e di tutti per avviare un percorso nuovo, per mettere in campo una sfida fatta di concreti obiettivi.

 

SUPERARE LE DIFFIDENZE

Riusciremo a creare questo clima, a superare le diffidenze? Non lo so dire, so però che dobbiamo provarci e spero fortemente che ciò accada. Spero anche che queste pagine vengano considerate come un contributo sincero per costruire un percorso che rimetta al centro la Città. Le circostanze determinate dallo scioglimento collocano le prossime elezioni amministrative non prima della primavera del 2024, un tempo utile per evitare i soliti programmi improvvisati costruiti in modo approssimativo, anche pruriti elettorali anticipati che non avrebbero senso e alleanze future non basate sulla condivisione vera di obiettivi da realizzare.

 

UNA NUOVA PARTECIPAZIONE

Proviamo a utilizzare, invece, questo tempo per costruire, un laboratorio, un luogo dove si possa lavorare in questi mesi come comunità. Una sorta di ASSISE PER CASTELLAMMARE, sulla base di modelli ed esperienze già realizzate in altre realtà. Un luogo dove confrontarsi in modo franco su problemi e soluzioni e che aiuterebbe a far emergere, insieme alle proposte utili per risollevare la città, nuove idee e nuove forze da impegnare nel governo del Comune. Si tratterebbe di un grande esercizio di democrazia e di partecipazione di cui la città ha assoluto bisogno dopo lo scioglimento del Consiglio Comunale. Lo dobbiamo alla storia gloriosa antifascista e democratica della nostra Castellammare e alle giovani generazioni che devono tornare protagoniste della rinascita. Le forze politiche, il sindacato, la Chiesa, l’Ascom, le Associazioni e tanti singoli cittadini, da qualche tempo e in vario modo, spingono affinché si remi insieme. È un’esortazione giusta ed è auspicabile, a mio avviso, che siano queste componenti sociali ad assumere rapidamente l’iniziativa, promuovendo la costituzione di strumenti utili anche per aiutare e sostenere lo stesso compito delicato che la Commissione straordinaria sta svolgendo. E spero – mi pare se ne fosse fatto cenno nei mesi scorsi – che sia la stessa Commissione Straordinaria, con un proprio atto, a favorire un percorso di condivisione.

 

LA CITTÀ VA ASCOLTATA, COINVOLTA SULLE SCELTE.

È il tempo dell’ascolto. È tempo che attraverso l’ascolto reciproco si ricostruisca la comunità cittadina. Castellammare non è soltanto le sue strade, i suoi quartieri, il suo lungomare, le sue bellezze artistiche e naturali. Castellammare è fatta dalle persone che la vivono e la attraversano ogni giorno. Sono quelle persone – uomini, donne, giovani e meno giovani – ciascuno con il proprio talento, le proprie idee, anche con la propria dose di rabbia per quello che non va, che vanno ascoltate e coinvolte nel percorso di ricostruzione della comunità. Organizzare questo ascolto, trovare modi nuovi di coinvolgimento delle persone è un primo fondamentale tassello per ricostruire la comunità cittadina e scongiurare il rischio di elaborare programmi che, nel migliore dei casi, siano autoreferenziali. Il dovere dell’ascolto si pone come argine all’indifferenza e all’individualismo, che sono i veri nemici della ricostruzione della comunità cittadina. In questo momento particolare, in assenza anche del Consiglio Comunale, l’ascolto attento diventa un doveroso atto di rispetto verso la Città. Ospitare l’Assise per i propri lavori nell’aula consiliare, darebbe il senso di una comunità che si rimette in cammino e lo fa ripartendo dal cuore simbolico della rappresentanza democratica.

 

CITTÀ SOSPESA

Da troppo tempo Castellammare appare una città “sospesa”, dove la sensazione di un inarrestabile declino si alterna alla speranza di operare una svolta Questa sospensione e questa incertezza peraltro si materializzano davanti agli occhi di tutti noi se, e solo per fare un esempio, alzando lo sguardo incrociamo la Casa del Fascio che invece di diventare un riferimento per i giovani con la realizzazione della nuova biblioteca è diventata una discarica a causa del cantiere fermo da 10 anni. La stessa sensazione la percepiamo guardando il convento delle ex Stimmatine in via Viviani mai completate o le Antiche Terme ristrutturate e mai aperte, ma anche i campetti e alcuni parco giochi nei quartieri, sui boschi di Quisisana, lasciati in un pesante stato di abbandono. Si arriva poi al ridicolo con il parco giochi posto a Corso A. De Gasperi (l’intera realizzazione della strada non è stata mai collaudata).

 

LA CURA DELLA NORMALITÀ

Sembrerebbe la cosa più semplice da realizzare, ma non lo è se non s’innesca un rapporto positivo di collaborazione tra cittadini, gestori delle attività produttive e commerciali, la società che gestisce l’igiene urbana, gli addetti alla manutenzione al verde pubblico, le forze dell’ordine tutte. Realizzare un piano della normalità per fare Castellammare più bella” richiede che il Comune si attrezzi e investa realizzando una struttura dedicata alla cura della quotidianità, un sito dove pubblicare le iniziative positive che associazioni, singoli cittadini, negozi, promuovono. Riprendere le piazze e gli spazi abbandonati nei quartieri e realizzare un percorso che dialoghi con il tratto di costa: dal Miramare all’ex Istituto L. Fea, o si potrebbe ipotizzare anche un tratto più ampio. Insomma un’area che, insieme a una passeggiata unica, offra anche ai turisti, servizi, aiuole curate, chiusura al traffico, spazi per attività ludiche. Pensiamo a come la sola riorganizzazione dell’arenile, prospiciente la Villa comunale, potrebbe diventare la nostra oasi di bellezza protetta al centro della città. Per fare tutto questo serve un piano parcheggi da definire, non solo utilizzano appieno le aree delle FFSS, ma anche realizzando i collegamenti previsti con la zona alta. Gli accordi con l’EAV e le società private per i trasporti, inoltre, dovrebbero consentire per ottenere la disponibilità di mezzi elettrici o ibridi, al fine di individuare percorsi che consentano di raggiungere agevolmente la Reggia o gli scavi. Ci sono lungo questo percorso strutture pubbliche, non pienamente utilizzate, che potrebbero diventare riferimenti per meglio qualificare i servizi turistici.

 

IL RUOLO DELLA REGIONE E DELLA CITTÀ METROPOLITANA

Nelle prossime settimane sarebbe utile uno scatto, un ruolo e un aiuto forte da parte della Regione Campania, della Città metropolitana di Napoli e da chi dirige dall’esterno processi che incidono sulla città. Diventa essenziale, urgente che oggi queste Istituzioni siano investite della necessità di lavorare – impegnando anche strutture pubbliche come Sviluppo Campania, Invitalia – per ciascuna delle città che hanno subito lo scioglimento per infiltrazioni, a una sorta di “INTESA PER LO SVILUPPO”, che sui temi a tutti noti da tempo, contenga le risposte di cui abbiamo bisogno, la certezza sui finanziamenti disponibili, insieme alla chiarezza sui tempi di attuazione. Non si tratta di una soluzione inventata, ma della definizione di un percorso che crei un raccordo, un’armonia tra i diversi strumenti che oggi sono disponibili. La creazione della Zes (la Zona economica speciale), il Contratto istituzionale di sviluppo, le risorse ottenute dal Comune e messe a disposizione dalla Regione, dalla Città metropolitana, dall’Adsp, oltre a quelle derivanti dal Pnrr, costituiscono opportunità irripetibili per uscire dallo stato attuale e rappresentare una cornice solida anche per chi ha voglia d’investire. Si tratta di finanziamenti superiori a 50 milioni di euro. Sulla G.U. del 8 Novembre è stata pubblicata la DELIBERA del 2 Agosto 22 – Fondo sviluppo e coesione 2014-2020 – Assegnazione delle risorse al CIS “Vesuvio – Pompei – Napoli”. La delibera prevede finanziamenti per Cmmare – Gragnano, per gli interventi relativi alle A. Terme, al Parco della Reggia di Quisisana, alla riconversione del tratto ferroviario Gragnano – Cmmare – Torre A. Risorse da non perdere e da non sprecare, ottenute anche per il lavoro svolto dalle passate Amministrazioni, dalla Regione e dal Governo, e su cui dobbiamo vigilare e assumere tutte le misure affinché non finiscano nelle mani della camorra e del malaffare. L’iniziativa di riorganizzare e implementare il servizio videosorveglianza – lasciato colpevolmente deperire negli anni scorsi – assunta dalla Commissione straordinaria rappresenta un atto giusto e rassicurante. Il tema della sicurezza è molto avvertito dai cittadini, occorre insistere sempre di più sulla necessità che si realizzi un coordinamento tra le forze dell’ordine per garantire una maggiore presenza nelle nostre strade, nei quartieri.

 

LE SCELTE DA COMPIERE

Senza tanti giri di parole, adesso prima del voto abbiamo il diritto di ottenere risposte chiare da tutti i soggetti coinvolti, altrimenti questi punti, qui di seguito specificati, ce li ritroveremo riportati in modo stanco e per l’ennesima volta nei prossimi programmi elettorali. Possono diventare tra i punti da inserire nell’Accordo di Programma? Proviamo a elencarli:

1) Fincantieri. Da anni la possibilità che si realizzi il bacino di costruzione “compare” e “scompare”, così come i finanziamenti stanziati negli scorsi anni. Oggi la possibilità sembra ritornare insieme a un carico di lavoro importante, a progetti di formazione per giovani da assumere. È così? Se lo è, si tratterebbe di una svolta enorme per il futuro del Cantiere, per il porto e il Centro antico, per l’intera città.

2) Porto e Stazione Marittima. Anche su questi aspetti serve chiarezza da parte dell’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno centrale (Adsp). In questi anni sono circolate tante ipotesi, molti annunci e pochi fatti concreti, dalla vicenda dei Silos. Semplifico le domande: si abbattono SI o NO? Si realizza la Stazione marittima? Si dispone di un piano per utilizzare strutture, aree abbandonate e/o sottoutilizzate che insistono lungo tutte le aree demaniali protese sul mare?

3) Centro antico. Altro contesto urbano che rappresenta un nodo strategico per la città, per le attività legate al porto che si stanno sviluppando, per poter recuperare volumi già esistenti per rispondere al bisogno di abitazioni e di servizi per lo sviluppo di attività legate al turismo e al termalismo con le Antiche Terme. Ricordiamoci che per il solo rilancio delle Antiche Terme, nel Contratto istituzionale di Sviluppo, sono stati previsti 12 milioni di euro. Dopo i colpi subiti con il terremoto del 1980, per cui ancora alcuni edifici sono a rischio di crollo, a cui si aggiunge la presenza della criminalità, è indispensabile che parta quel tanto preannunciato processo di riqualificazione urbana e di rinascita finalizzato anche alla conservazione della memoria storica della Città. A tal fine, esiste uno studio realizzato dall’università di Napoli “Federico II” che potrebbe essere utilizzato come punto di partenza nel processo di rigenerazione urbana; coinvolgendo così, insieme alle competenze che la città già possiede, anche quelle universitarie. Va colta, quindi, in questo contesto così complesso l’opportunità offerta dal finanziamento di circa 7,7 milioni di euro dei fondi del Pnrr per la rivitalizzazione del tessuto economico sociale del Centro antico, per realizzare un piano adeguato che potrebbe attrarre nuovi investimenti e creare lavoro per molti anni.

4) Nuove e Antiche Terme. La domanda è: esiste lo spazio per pensare a un piano che rilanci su basi nuove queste attività? Se si pensa che questa possibilità esista, come si è già tentato di verificare negli incontri con il Governo e la Regione, è ora il momento di muoversi, prima che si arrivi all’asta. Si tratta di intervenire o per acquisire aree e immobili, ragionando in modo aperto sulle possibili soluzioni per l’utilizzo delle strutture termali. E ancora si chiede: la Regione e la stessa Commissione straordinaria pensano che esistano le condizioni per intervenire? La richiesta, che si valuti questa strada, è stata ed è sostenuta da varie forze e realtà cittadine. L’intero parco del Solaro, all’interno del quale è insediato il complesso delle Nuove terme di Stabia con l’annesso parco, la struttura alberghiera e lo storico immobile di Villa Ersilia per loro natura non potranno essere oggetto di mutamenti urbanistici. Il nuovo strumento urbanistico (Puc), infatti, non può derogare alle norme vigenti previste dal Put. Aspetto questo ribadito anche da numerosi, recenti e consolidati pronunciamenti giurisprudenziali. E proprio per questo, qualora si volessero intravedere finalità pubbliche diverse da quella termale (ad esempio nel settore sanitario) è indispensabile avviare – come uno dei punti dell’Intesa per lo Sviluppo – la definizione di un Accordo di programma con Regione Campania, Città, Soprintendenza, Autorità di Bacino e gli altri Organismi chiamati a rendere pareri sugli eventuali diversi utilizzi e funzioni del complesso termale e delle aree circostanti, ma sempre con funzioni e finalità pubbliche. Un’intesa che ricomprenda anche A. Terme, dove siano indicati contenuti precisi, dalla tutela e valorizzazione delle sorgenti – che mostrano con frequenza allarmante forti problematiche relative ad inquinamento e mineralizzazione – i tempi per la progettazione e dell’utilizzo delle risorse già assegnate.

5) Marina di Stabia. Le opere a terra, anche prevedendo un aggiornamento del progetto, che escluda, però, nuova edilizia abitativa, sono indispensabili per completare questa realtà decisiva per Castellammare. Si faranno le opere a terra? La città non può rinunciarvi e non può accettare che un porto moderno e considerato tra i primi in Italia continui a essere circondato da scheletri di ex capannoni. Regione e Commissione straordinaria pensano che si possa arrivare a un chiarimento?

6) Corso De Gasperi e Area ASI. Qui, il punto non risolto di Marina di Stabia blocca, dopo l’illusione del Piano casa, lo sviluppo di Corso De Gasperi e condiziona le scelte circa l’utilizzo delle aree industriali dismesse per realizzare servizi, attività produttive e turistiche, spazi e attrezzature per i cittadini. L’Area ASI sul nostro territorio è distribuita su un ambito di particolare pregio e, pertanto, anche con il Consorzio, con la struttura della stessa ZES va intrapresa una costruttiva attività di dialogo e confronto per ottimizzare sia le vocazioni turistiche del territorio che per salvaguardare e implementare quelle produttive. Si tratta di un nodo strategico, di riorganizzare un nuovo accesso alla città da nord in un dialogo stretto con Pompei e Torre Annunziata. Tale impostazione richiede che si metta in atto, anche con la Regione, una migliore concertazione nelle fasi di pianificazione e programmazione urbanistica della città per l’ottimale impiego del suolo in una visione di area vasta.

7) Savorito. Il quartiere da anni vive una situazione di rilevante emergenza per i cittadini che abitano ancora nei prefabbricati provvisori del terremoto, e per la forte presenza della camorra. Realizzare, per questa parte di territorio, il Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare – PINQuA – già ammesso a beneficiare dei fondi strutturali del Pnrr per ben 15 milioni di euro è una nuova grande opportunità da non perdere per la seconda volta.

8) Ex Iacp oggi Acer. I complessi residenziali versano in uno stato di degrado per mancanza d’interventi manutentivi da parte dell’Istituto, cosa che genera anche possibili situazioni di rischio per la tutela della pubblica e privata incolumità. Duole dover evidenziare che per tali complessi non sono presentate proposte per l’accesso ai fondi del Pnrr o ad altre forme di agevolazioni pur previste dalle attuali normative nazionali. Occorre, pertanto, recuperare subito un efficace rapporto con l’Istituto perché possa avviare tutte le necessarie attività volte al recupero del consistente patrimonio edilizio presente sull’intero territorio comunale.

9) Edilizia scolastica. Va elaborato un accurato e approfondito programma di verifica delle attuali strutture e dei plessi scolastici operando tutti i dovuti accorgimenti per assicurare alla platea scolastica e al corpo docente edifici sicuri, moderni e autosufficienti anche dal punto di vista energetico e, se necessario, prevedere interventi sostitutivi dell’attuale patrimonio edilizio esistente.

10) Reggia di Quisisana. L’apertura nel 2020 del Museo archeologico di Stabiae Libero D’Orsi rappresenta una straordinaria opportunità, pur se la scelta è giunta tardi anche per responsabilità dello stesso Ministero della Cultura. Ora però occorre guardare avanti. Il Palazzo di Quisisana sempre più deve diventare un hub della cultura e la porta d’ingresso al Parco dei Monti Lattari. Occorre completare e mettere in funzione la parte dell’edificio di competenza comunale, con il Museo della città, l’Archivio storico comunale Catello Salvati e la Sala convegni. In tal modo l’edificio potrà richiamare tanti giovani, anche grazie all’istituzione di una Scuola di formazione di livello universitario. A che punto è questo percorso? E perché non riprendere la scelta di istituire a Quisisana la sezione distaccata dell’Istituto superiore per la conservazione e il restauro di Roma? Accanto alla necessità di valorizzare il patrimonio boschivo e ambientale che circonda la Reggia, su questi temi è necessario utilizzare al meglio la disponibilità del Parco archeologico di Pompei per un programma complessivo di tutela e valorizzazione del complesso del Quisisana, anche nell’ottica di immaginare nuove forme di gestione condivisa e innovativa dello stesso, sulla base di analoghe esperienze in atto anche in Campania.

11) Monte Faito. La montagna che domina la città rappresenta una risorsa e un problema allo stesso tempo. In quanto risorsa è necessario mettere in campo – d’intesa con il Parco dei Monti Lattari che è chiamato a svolgere una funzione decisiva – un grande progetto di manutenzione del verde, con uno studio approfondito del patrimonio arboreo e ambientale e con interventi mirati di riforestazione dove necessario, promuovendo allo stesso tempo l’escursionismo. Come problema va monitorato il rischio idrogeologico – i tempi della gara per l’utilizzo a questo scopo di circa 10 mln di € fermi da un decennio diventano importanti – ben sapendo che il colpevole ritardo accumulato ha eroso risorse, a causa dell’aumento dei prezzi delle lavorazioni e la possibilità di effettuare interventi più incisivi. Oggi sembra che finalmente si sia posto fine a quest’andazzo: il progetto per il Faito e di buona parte della Strada Quisisana – Piazzale dei Capi – sarebbe stato consegnato al Comune per l’approvazione propedeutica alla conferenza dei servizi e alle successive fasi di gara. Anche con questi interventi, deve essere chiaro a chi ha la responsabilità di intervenire che il rischio idrogeologico rimane serio sia in rapporto alla necessità di completare la messa in sicurezza della strada borbonica, sia per il centro storico, per il quale sarà necessario richiedere uno specifico finanziamento, necessario alla riattivazione del sistema di vasche e di canali sotterranei per il deflusso delle acque piovane che attraversano il centro storico.

 

LE ATTIVITÀ DA SVILUPPARE: TURISMO, MARE, BENI AMBIENTALI E CULTURALI

Questi primi temi – altri se ne possono aggiungere – non sono inventati, anzi sono stati anche al centro di scontri politici. Poggiano su un lavoro, anche se lento e a volte contraddittorio, sviluppato negli anni, grazie al concorso delle parti sociali, delle Istituzioni, delle forze politiche, del mondo del lavoro. Rendere credibile questo percorso consentirebbe anche di sostenere e sviluppare attività che stanno emergendo: Castellammare è diventata la città dove ormeggiano i più grandi e importanti mega yacht che navigano per il mondo, uno dei più importanti approdi della Campania per la nautica da diporto. La città dei due porti ha la necessità di “sfruttare” queste potenzialità: ciò consentirebbe di incidere positivamente sullo sviluppo del commercio, sulla ristorazione e i servizi turistici, e avrebbe una ricaduta sull’incremento dell’occupazione. Serve una nuova programmazione per il turismo e i servizi che realizzi bene e meglio quello che già si sta facendo. Come abbiamo potuto notare in questi mesi, alberghi e bed & breakfast – così come i bar e i ristoranti – sono stati fortunatamente sempre pieni. Occorre un piano che prospetti, in accordo con altri soggetti pubblici, la riconversione da attuare nel giro dei prossimi tre–quattro anni di importanti volumi pubblici abbandonati e/o sottoutilizzati (ex Colonia Ferrovieri, ex Fea, Caserma Cristallini, Montil, Monastero della Pace, Villa Gabola, edificio dell’Asl e altri) per creare servizi e nuovi posti letto. Si può fare! Castellammare ha oltre quattro chilometri di spiagge non utilizzate perché ha subito le conseguenze, senza mai essere “indennizzata”, dell’inquinamento del Sarno. Oggi questo quadro, pur permanendo ancora problemi da risolvere – penso alla realizzazione dei pennelli già previsti a difesa della costa, all’eliminazione dei problemi determinati da Gragnano – sta mutando grazie al funzionamento della rete dei depuratori, alla quasi eliminazione degli sbocchi fognari a mare, alla bonifica già effettuata dell’arenile (era il 2009, ma naturalmente rifarla di nuovo non fa mai male). Questa evoluzione positiva pone il problema delle azioni da mettere in campo per valorizzare la risorsa rappresentata dal fronte a mare: servizi, parcheggi, zone a traffico limitato, attrezzature per il tempo libero. Il fronte a mare può rappresentare un nodo strategico e decisivo per il rilancio della città o potrebbe diventare, se lasciato allo spontaneismo e all’improvvisazione, un luogo caotico e invivibile. Anche per questo è importante valutare con serietà gli atti per il lungomare che cominciano a prendere forma. Il piano spiagge su corso De Gasperi di recente adozione da parte dei Commissari, ad esempio, assegna solo nuovi spazi ai privati sottraendoli agli spazi pubblici previsti nella delibera del 2009 presa a riferimento e non affronta dei servizi. È un piano da rivedere e da completare, come già richiamato, pianificando anche l’utilizzo dell’arenile di Corso Garibaldi. Questa estate abbiamo avuto modo di constatare quanto sia aumentata la presenza di bagnanti e come lo sviluppo della linea di costa potrebbe sempre di più rappresentare un’occasione per offrire spazi a disposizione non solo degli stabiesi.

 

LE NUOVE SFIDE PER IL GOVERNO DELLE CITTÀ

Sul piano nazionale e internazionale stiamo assistendo a cambiamenti che rappresentano sfide impegnative – come è stato ribadito anche nel recente vertice dei Capi di Stato e di Governo “COP27” – ai quali si dovrà rispondere non solo con misure e con politiche di natura globale, ma anche con la coerenza e l’impegno a cambiare modelli e stili di vita dalle nostre comunità. La drammatica e seria crisi ambientale, la guerra in atto in Europa e non solo, la dimensione della crisi sociale e occupazionale, ci consegna compiti nuovi anche quando si tratta di delineare scelte che riguardano le nostre città. Non basta solo riaffermare la necessità che non si consumi nuovo suolo: bisognerebbe invece e in modo concreto ripensare a nuovi modelli di città che prevedano sempre meno auto in circolazione, l’autosufficienza energetica, la cura del territorio sottoposto all’improvviso a stress climatici forti, la tutela delle acque, la creazione di parchi urbani con, nel nostro caso, anche la piena valorizzazione del Parco regionale dei Monti Lattari. Sono anche questi aspetti che connotano in modo significativamente diverso e più impegnativo la sfida delle elezioni comunali del 2024: temi e soluzioni nuove da considerare come priorità irrinunciabili, se vogliamo assicurare ai nostri giovani un futuro. Un lavoro questo da portare avanti con il coordinamento del Cus (Castellammare ufficio sostenibilità), per utilizzare in modo corretto le risorse già stanziate, per realizzare tra gli altri il catasto energetico degli edifici comunali, il completamento dell’efficientamento energetico già avviato in qualche scuola, e quello più ampio della pubblica illuminazione. Il lavoro per costruire il futuro di Castellammare non ha senso se non tiene insieme due piani: accanto alle infrastrutture materiali va data pari importanza alle infrastrutture immateriali. Servizi alla cittadinanza, occasioni di socializzazione, luoghi e iniziative per fare cultura e dove poter fare sport, opportunità per lo sviluppo delle idee imprenditoriali devono andare di pari passo con la progettazione e la realizzazione delle infrastrutture materiali. Castellammare ha bisogno di un attento e prezioso lavoro di cura: cura di tutte le persone che la abitano, cura dell’ambiente, cura del suo futuro. I tempi appena trascorsi della pandemia ci hanno consegnato l’importanza della parola “cura”. Eppure troppo in fretta sembra che ce ne stiamo dimenticando a livello nazionale. Gli investimenti nel settore più propriamente della cura, il welfare, sono investimenti per il miglioramento delle condizioni di vita di tutte e tutti. Non soltanto delle persone che ne sono dirette beneficiarie. Avere più asili nido, migliori servizi di assistenza alle persone anziane o diversamente abili, politiche attive per la prevenzione del disagio tra i ragazzi e le ragazze significa non soltanto alzare il livello di civiltà della nostra comunità, ma liberare energia e risorse per Castellammare. Penso in particolare alle donne, sulle cui spalle grava solitamente il maggior peso del lavoro di cura e che anche per questo motivo sono maggiormente penalizzate nei percorsi di lavoro, già così difficili e precari per tutti nelle nostre terre. La sfida del 2024 deve puntare anche molto sulla possibilità di stringere un Patto per la Cultura e per lo Sport, con scuole, con forze e competenze che abbiamo in tutti i campi. Anche in questo caso insieme a un percorso strutturato e serio – che oggi può avvalersi di un’occasione in più, quale quella offerta dalla Reggia di Quisisana – servono anche gesti significativi che si possono fare: dalla necessità di non trasformare i locali in vendita del Supercinema in un “supermercato” o di lasciare ammuffire nei cassetti accordi, ipotesi e progetti per impianti sportivi. Casa del fascio completata e l’immobile del Supercinema da destinare a teatro e a spazio per eventi potrebbero diventare, realizzando una sinergia tra queste due strutture, un “Polo della cultura” dislocato nel cuore della Città.

 

LO SCAFFALE CON ALCUNI DOCUMENTI

Se la città vive questo momento così difficile e contraddittorio, insieme all’impegno su cosa fare, è necessaria una riflessione severa, che aiuti a capire perché siamo arrivati a questo punto e quali gli errori commessi. Spero di facilitare questa riflessione mettendo a disposizione documenti e atti assunti dal 2005 al 2010, presentandoli per come sono e senza commento. Chiarisco: non sono tutti quelli prodotti nei cinque anni, quelli li troverete per chi ne ha voglia al Comune, insieme a documenti relativi ad altri periodi. Metto a disposizione i documenti che ho conservato, molti di essi sono già disponibili da anni su: salvatorevozza.wordpress.com. Il nuovo portale, che immagino come uno scaffale – da cui il nome – conterrà queste “cartelle d’archivio”, divise per i vari argomenti, su un periodo del governo della CITTÀ. Iniziamo con quelli che contengono una sintesi del lavoro quasi giornaliero recuperati dal sito del Comune, insieme a schede sintetiche estrapolate dalla relazione depositata in Consiglio sull’attuazione del Programma di mandato del Sindaco 2005-10, con due lettere alla città a cui tengo moltissimo e da alcune slide relative a programmi e progetti. Pubblichiamo subito anche, tema di grande e seria attualità, la “Cartella d’archivio” sulle Terme di Stabia e sulle Sorgenti. La mia speranza è che questi documenti possano aiutare a rifuggire dalle semplificazioni, dalle frasi fatte contro la politica, dalle ingiurie gratuite. Le Terme e il termalismo poi hanno da sempre rappresentato aspetti, sia sul piano nazionale che locale, non semplici da affrontare. La Corte dei Conti nel nostro caso ha applicato una sanzione nei miei confronti e nei confronti della giunta, ritenendo che noi avessimo utilizzato un finanziamento per operare una ricapitalizzazione per coprire perdite. Non è andata così, come a nostro avviso dimostravano i documenti; in questi casi però non si può che rispettare il giudicato della magistratura contabile. Discutere, confrontarsi, conoscere i processi avviati, i tentativi fatti, aiuta a superare incomprensioni, a far maturare giudizi anche più duri, senza che si perda di vista che consideriamo la città dove viviamo un luogo caro e che tutti vogliamo migliorare. Approfondire i temi potrebbe aiutare anche i cittadini a isolare chi pensa solo a costruire carrozzoni elettorali composti di dieci e più liste (spesso si tratta di liste personali mascherate da “civismo” che rappresentano un ostacolo per tante forze e competenze che sarebbe utile avere in Consiglio comunale). Ne parlo perché ho conosciuto la fatica e le difficoltà di governare una coalizione costruita con molte liste: si vince, ma poi non si governa bene. Si accumulano tante e tali tensioni che spesso, com’è accaduto anche a Castellammare, si va diritti allo scioglimento anticipato del Consiglio comunale. Questo stato di cose per essere affrontato richiede che si cambi passo, che si ricostruiscano spazi di partecipazione, che si prospettino atti concreti e soluzioni, che si utilizzino in modo corretto le risorse disponibili. Una fase da costruire adesso e non a pochi mesi dal voto, uno sforzo serio, coraggioso che ponga le basi per recuperare la fiducia incrinata e la condivisione, di là dalle appartenenze, su come ridare una prospettiva alla nostra Castellammare.